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La polizia chiede aiuto

  • antoniettamasina
  • 5 mar 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Massimo Dallamano (Che cosa avete fatto a Solange?) mescola il giallo con il poliziottesco nel 1974. Il risultato è lo splendido La Polizia Chiede Aiuto (titolo inglese molto più in stile col lavoro del regista era What Have They Done to Your Daughters?) dove con pochi timori e pudori si racconta una malatissima e sanguinosa storia di baby squillo.

Le “solo in apparenza” innocenti protagoniste del film.

Tutto parte con l’agghiacciante ritrovamento del cadavere di una adolescente impiccata in una soffitta. Dall’ipotesi del suicidio si passa subito a quella dell’omicidio e i fili rossi da tirare per sbrigliare la matassa si riveleranno pregni di umori malati e corrotti.


Uno spaccato di una Italia socialmente e politicamente allo sbando (già allora) con istituzioni e famiglie sane solo nella facciata.

Dallamano è un maestro ingiustamente sottovalutato in Italia, così come sottovalutato è questo film, davvero fra i meno noti delle sue produzioni. La causa è sicuramente la scabrosità del tema, ma… evviva gli anni ’70 dove si potevano realizzare film così spericolati senza scadere nella paura degli attacchi dei moralisti da tastiera di oggi.

La colonna sonora si basa quasi esclusivamente sul tema potente e portante di Stelvio Cipriani (Incubo sulla città contaminata, Anonimo Veneziano).

Il look dell’assassino è vincente e nella sua semplicità crea un personaggio fortissimo che sarà in seguito scopiazzato da altri (anche in Nightmare Beach di Lenzi ad esempio). Come ci fa notare Massimiliano Schiavoni su quinlan.it “Dallamano gioca contro il genere, riducendo al puro anonimato la convenzionale enfasi sull’identità dell’omicida. Vi è un solo dato che emerge con forza da quel casco sfilato via dalla testa: la giovane età dell’assassino”.

La polizia chiede aiuto è destabilizzante e lascia l’amaro in bocca anche nel bellissimo finale che ci mostra una giustizia comunque con le mani legate di sapore quasi pasoliniano.

Il cast, raffinatissimo e misurato nella recitazione, è composto da grandi nomi dell’epoca: Claudio Cassinelli (Murderock), Giovanna Ralli, Mario Adorf (La corta notte delle bambole di vetro). Ma è proprio la bellissima Ralli (due Nastri d’argento e un globo d’oro alla carriera) che – estranea al genere- regala un personaggio sfaccettato e drammaticamente convincente.








La critica dell’epoca dice:

“[…] Al di là della denuncia in riferimento all’impossibilità, nel nostro paese, di gestire il potere, il film si lascia apprezzare, soprattutto, per il suo contenuto avventuroso svolto com’è in chiave classica di “giallo”. Massimo Dallamano ha diretto con mano molto agile ben sfruttando i non pochi motivi di interesse insiti nella trama e ottimamente caratterizzando i personaggi […].” Il Messaggero – 12/08/1974

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