top of page

L’orrore come compagno di giochi e di crescita

  • antoniettamasina
  • 3 dic 2014
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 5 mar 2022

Menzione speciale per tutti i film dove il “diverso” è il bambino: “Il villaggio dei dannati” (i nostri figli sono nostri, eppure non lo sono… e quindi sono cattivi!), Suspence, Poltergeist, Shock, (in questi casi i bimbi catalizzano la presenza del male), Macabro (la sorellina stufa di accudire il fratellino, lo affoga), Demonio dalla faccia d’angelo, Ma come si può uccidere un bambino, Grano rosso sangue, From a whisper to a scream (pur di fronte ad uno spietato assassino, l’adulto non è in grado di trattarlo come tale e soccombe), la bimba che sgozza la madre e se ne ciba in “la notte dei morti viventi”, attacco alla famiglia borghese quale primario motore della società dell’opulenza e, analoga tematicamente la bimba ninfomane che passa il parassita all’adulto nel “Demone sotto la pelle”.


Ciò che caratterizza in primo luogo la condizione in cui viene a trovarsi ogni fanciullo è il fatto che egli venga trovarsi brutalmente gettato (la nascita, in un certo senso, consegna l‘organismo vivente nelle braccia della morte) in un universo che non ha in nessun modo contribuito a costruire, che è stato plasmato senza di lui, e che appare come un’estraneità assoluta alla quale può solo sottomettersi: il bambino reagisce con l’angoscia alle contraddizioni psichiche derivanti dalla sua posizione nell’ambito della famiglia e della società.

Tirando le somme, diremo che nel cinema horror e fantastico tutti gli uomini sono bambini, perché dominati e controllati da qualche forza estranea, e pertanto assolutamente innocenti… allora l’uomo è un feto, non morto, ma che attende di nascere veramente: ma questa rinascita vagheggiata non può essere realizzata nell’universo costituito dalla realtà, anzi, esso l’impedisce. L’unica soluzione è distruggerlo, ma chi si azzarda a tanto diventa un criminale, tanto più mostruoso perché appena un bambino; ecco nascere tutte le terribili varianti della figura del fanciullo.

Del resto, dopo averci terrorizzato sullo schermo, i bimbi innocenti ci vengono mostrati dal grande fratello nelle loro potenzialità sadiche ed omicide: è il caso dei due orribili fatti di cronaca avvenuti in Gran Bretagna nel ’93 (i dettagli dei quali affidiamo d altre fonti)… la convivenza con le piccole anime candide, già messe in in ombra dai racconto di Matheson e Bloch, si permea d’inquietudine. E la cultura splatter nasce d qui: da una passione insana per l’orrido quotidiano e una contestazione al genere horror. Lo SPLATTER è una calata negli inferi del sociale, lo radiografa, lo eccede e lo fa esplodere.

D’altro canto l’eversione splatter segue delle componenti fisse (abuso della violenza e saltuaria ironia, efferatezze carnali, amoralità di fondo, sovvertimento delle categorie estetiche dominanti) per operare nelle estremità e nei bassifondi dell’animo umano e svegliare dalla narcosi culturale… e soprattutto si contamina.

Lo splatter più abominevole è quello propinato dalla TV e dai giornali: carico di retorica e di patetismo, avvicenda tragedie in continuazione sezionandole in modo capillare… stragi, guerre e omicidi vari: nessun dettaglio viene risparmiato.

留言


Post: Blog2_Post

©2022 di Il Cinema per Antonomasia. Creato con Wix.com

bottom of page