IL BUIO secondo Emanuela Rossi
- antoniettamasina
- 6 mar 2022
- Tempo di lettura: 1 min

Candidato ai David di Donatello 2020 per il miglior soggetto, Buio è il film d’esordio di Emanuela Rossi, già vincitore del Premio Raffaella Fioretta per il Cinema Italiano ad Alice nella Città 2019.
Una fiaba apocalittica e dark, che rivela una grande competenza e mano sicura.
Il cast è di tutto rispetto, composto da Valerio Binasco (nel 2005 Binasco ha ricevuto la nomination ai Nastri d’Argento quale miglior attore protagonista nel film Lavorare con lentezza e nel 2016 quale migliore attore non protagonista per Alaska) e le tre strepitose Denise Tantucci, Gaia Bocci e la piccola Olimpia Tosatto.
Purtroppo, la nota dolente del film è proprio Binasco, un mattatore che non ha il giusto carisma per il ruolo affidatogli, specie se confrontato con i risultati delle potenti spontaneamente realistiche performances delle protagoniste.
La fotografia è ottima, la regia è lenta e meditativa, a tratti però risulta statica. Ma la Rossi promette benissimo, e si rivela sensibile e attenta nel cogliere sfumature da atmosfere e attori (specie dai più piccoli, che sappiamo bene quanto son difficili da gestire).
Il twist del film, lo sospettavo già dopo pochi minuti dall’inizio, ma nonostante tutto non è così fondamentale nel viaggio che ci affrontiamo a percorrere.
Un viaggio nella pubertà, nel divenire donna e nel cercare di scrollarsi di dosso il peso di una società maschilista e menzognera.

Il risultato finale mi ha ricordato nella struttura, moltissimo Bug di Friedkin (in certe scelte scenografico/fotografiche e nella paranoia/plagio ostentata dal protagonista) ma anche film come The Village di N. Shyamalan.
Un esordio da lodare, una regista (finalmente!) da seguire con attenzione.
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