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ELDORADO recensione a cura di F. Zancanella

antoniettamasina

Ho letteralmente viaggiato nel film, come fossi inserito in un quadro dove tutto è fermo e respira sempre con lo stesso ritmo. Quel respiro è il costante rumore del vento che mi permetteva di sentire l'odore della sabbia, talvolta della salsedine nel film. È un aspetto che ho apprezzato molto e che mi ha fatto ritornare ad un formato video che definirei genuino e arcaico che permette di sentire totalmente la freschezza e la verità dei luoghi presentati. L'ambientazione è desolante e statica, appunto come in un quadro, e sembra che sia l'ambiente stesso Mama, che è eterna, che non ha luogo. È un film con una forma circolare e potrebbe non finire mai, come non è mai finito questa notte e questa mattina, immaginando l'ultimo uomo che si rimette in strada a cercare la pietra filosofale(?). Sapendo comunque che il finale sarà lo stesso e che dopo di lui ci sarà qualcun altro pronto a disegnare un occhio sulla roccia.

Ho trovato a fatica le parole per raccontare il film ad altri, che non definirei né grottesco né estremo. È complicato nei suoi messaggi. Da buon fruitore di cinema mainstream non l'ho trovato un film proibito. Ma l'ho trovato un film che sa di antichità. Appunto genuino. Vestito d'un messaggio contemporaneo ma eterno. Una lotta continua tra il divino e l'umano. Ora il divino sembra essere scomparso, sembra sempre più incarnarsi in noi, nella nostra capacità di controllare il mondo. Ci siamo tolti il dente e lo abbiamo nascosto sotto la pietra. Il finale lo conosciamo già.

La fotografia l’ho trovato superba: le dune, gli scogli e i corpi nudi, gli spazi aperti; e appare centrale nella narrazione lenta e ritualistica del film che però non stanca, ci sei dentro, e dal film non puoi allontanarti. Rimarresti incompleto, hai bisogno di vedere il finale, perché è lì che sta la chiave. È lì che puoi ragionare. Ma sembra contraddittorio trovare un finale in un film che potrebbe non finire mai. Sono gli ultimi attimi del film che ti fanno capire ma non chiamiamoli finale. Gli unici veri momenti di rottura in questo fresco e tattile fluire sono le allucinazioni del protagonista che, sia che possiedano o no un significato (sono pur sempre allucinazioni), riescono a intrattenerti con le loro immagini assurde e a interrogarti su cosa hai appena visto. Una sfida che vorrei lanciarmi da solo è riuscire a spiegare a voce, o su carta, la scena dell'allucinazione dopo che il personaggio ha bevuto l'acqua dei funghi. Esilarante, disturbante, colorata.

Eldorado è un film espresso, non reprime nulla, non ha pudore, è sfacciato e soddisfa in questo senso la volontà di un pubblico che è stufo della retorica censoria del cinema generalista. Non si scade comunque in stravaganze innecessarie perché tutto è in funzione del tema del film. Non c’è nulla di superfluo. Tutto a dimostranza del buonissimo lavoro svolto dal regista che dopo la visione del film, di fronte ad una sala popolata da alcuni vecchi affezionati fans (e nuovissimi, come me), ha voluto sottolineare la sua volontà (sfrenata) di libertà espressiva ed artistica e in questo film emerge tutta. Non si ricerca, e non si trova nemmeno, un sensazionalismo splatter, si trova solo un prodotto diretto, espresso, fresco e amaro. Sporco ma organizzatissimo. Figlio naturale di un’idea ben chiara e diretta.




sull'autore della recensione

Sono Filippo Zancanella, uno studente della triennale di sociologia presso Urbino. Ho 21 anni. Metto su carta quello che posso e lo riempio di sensazioni. Sono curioso il giusto per trovare tutto interessante e critico abbastanza per scavare fino alla profondità delle cose.

 
 
 

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